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Finita l'estate dimenticato calciopoli

12 - 11 - 2006

Senza che nessuno, o quasi, se ne fosse potuto accorgere in tempo, se non a fatti compiuti, è arrivato l'esito dell'Arbitrato. Qualcosa bolliva in pentola e come nelle migliori manfrine all'italiana, qualcosa di negativo e inaspettato. Un campionato iniziato nell'indifferenza (in calo gli spettatori) e nello scetticismo, tra il disgusto dei tifosi che hanno abbandonato e dei tanti che, volendo comunque seguire la propria passione ed il proprio istinto, hanno digerito bocconi amarissimi pur di varcare, ancora una volta, l'ingresso dello stadio. Nonostante un clima negativo ed esasperato, anziché ragionare per ridare fiducia e riacquistare credibilità, puff! L'Arbitrato come ultima chance perché i colpevoli si accordino, direttamente con la giustizia, su quanto "sconto" poter portare a casa. Il concetto è: siccome tutta questa gente colpevole continua a minacciare di voler ricorrere al TAR, per non farli troppo arrabbiare e per non prolungare la situazione di disagio, poverini, vediamo se è possibile concordare a tavolino uno sconto che metta d'accordo tutti. Come al più squallido dei bazar, il nostro ordinamento prevede questa possibilità. Una possibilità reale e regolare, concessa in nome dell'equilibrio. Non si può però fare appello all'equilibrio ed alla regolarità, oggi, quando questo torneo è irregolare, figlio di mali mai sanati e dello scellerato calvario che ha dovuto sopportare il tifoso. Campionato che doveva iniziare, secondo qualcuno, per tornare a parlare di calcio giocato, di gol e di spettacolo. Forse per nascondere qualcosa di più imbarazzante. Infatti, sconti di pena per le società coinvolte erano nell'aria da giorni, come se gli fossero dovuti. Ciò che scriviamo non è frutto di una rivalità sportiva con le società coinvolte, ma piuttosto dell'amarezza nel veder naufragare in breve tempo ogni speranza di seria riforma. I casi sono due: o in estate la giustizia sportiva ha preso un abbaglio così forte da penalizzare in modo spropositato le squadre, o la farsa continua ad oltranza. Dopo il processo e le condanne, arriva, già mal digerito, il verdetto buonista della Corte di Appello Federale, organo che crediamo competente in materia sportiva e che ha sostanzialmente ridotto le penalizzazioni alle società, graziando letteralmente tutti i principali dirigenti colpevoli, comminando al massimo un'inibizione o una multa. Ora, salvati i dirigenti, sbugiardare la giustizia sportiva grazie ad un confronto a tavolino sembra garanzia di impunità. Viene travolto il lavoro di chi, imponendo un certo rigore, è subito passato per il "protagonista" della situazione. Il tutto appoggiato dal silenzio omertoso di Matarrese, intento a... "ridare credibilità al calcio", secondo il suo stile fatto di aumma aumma, di intrallazzi e accordi con i consiglieri deboli della Lega Calcio. Chi faceva titoli ad effetto da copertina, sullo scandalo estivo, scrive oggi, dopo pochissimi mesi, solo dopo 10-15 pagine. Magari invitando Moggi in qualche trasmissione per fare audience. O il legale di casa Milan in Mediaset per far sapere le loro ragioni.
Il sistema non è cambiato, anzi, grazie alle sentenze di calciopoli 2006 c'è ormai certezza d'impunità. Invece di ripristinare la legalità, invece di adottare pene esemplari contro chi ha inferto un colpo mortale al calcio italiano, invece di allontanare definitivamente chi s'è reso responsabile di comportamenti illeciti, invece di ripensare tutto il sistema con l'apporto fondamentale di Ultras e tifosi, si prosegue sulla via di sempre, in attesa del nuovo scandalo estivo.
Tutti i colpevoli sono in libertà e già lavorano nell'ombra. Finisce così, come se lo scandalo non ci fosse mai stato. Un gran sbraitare all'inizio, trasmissioni ad hoc, approfondimenti, poi... silenzio. Sappiamo ormai a memoria come funziona nel nostro Paese: i furbi provano a fare i furbi, alcuni, tra i moltissimi, vengono beccati, i processi stabiliscono una pena (quando ci riescono...) ma poi, in un batter d'occhio, calata la tensione mediatica (volontariamente?), in un amen sono tutti fuori senza aver scontato un bel niente. Pensate al caso Parmalat, alla Cirio, alla GEA (che fine hanno fatto i suoi componenti? Dov'è ora Davide Lippi?), all'indulto, ai criminali in libertà, ci sarebbero centinaia di esempi. Nessuno, non uno, nessuno di questi personaggi, ha mai chiesto scusa o ha ammesso qualche colpa. Nessuno. Un messaggio disarmante. Manca, in questa vicenda (e forse, nell'intera società), la capacità e la dignità di saper ammettere i propri errori, anche quando si sbaglia, quando fa più male. Questo manca a loro. Pensate ora a voi, sempre tartassati, seguiti, filmati, sempre in modo preventivo, sempre pizzicati, sempre giudicati, condannati, repressi, privati della libertà personale, obbligati alle firme, mai indultati. Eppure, sempre pronti e orgogliosi di ammettere di avere, talvolta, sbagliato, senza invocare facili moralismi. Qualcosa continua a mancare. La tanto auspicata svolta si è rivelata un'illusione pronta a sciogliersi nel giro di poco tempo, lasciando tutto come e peggio di prima... nell'Italia dei Santi in paradiso, gli Ultras sono all'inferno.
CON GLI ULTRAS GIUSTIZIALISTI COI POTENTI GARANTISTI!

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