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Speciale: Il modello inglese

Il modello inglese? Vogliamo un futuro diverso

Analisi di Sandro Clarke

18 - 07 - 2007

Dopo i fatti di Catania si è parlato molto di questo "modello inglese" per trovare una fine alla violenza dentro e fuori dagli stadi italiani. Dopo la tragedia di Hilsborough nel '89, dove 96 tifosi hanno perso la loro vita, gli stadi inglesi hanno cambiato radicalmente. Questo modello fa che ogni spettatore abbia un posto a sedere ed è obbligato a rimanere seduto durante la partita. In più, gli stewards separano i tifosi ospiti dal resto dello stadio con una scarsa presenza della polizia e i tifosi non sono più segregati da barriere dal campo, ma superando una linea gialla che separa la tribuna ed il campo, il tifoso può essere espulso dallo stadio. Dopo queste misure, gli stadi inglesi non hanno più vissuto una singola tragedia, incidenti negli stadi praticamente non esistono più ed il calcio inglese è entrato in un'altra era.

In Inghilterra si parla molto del "matchday experience" o in italiano l'esperienza della partita. Ma questa esperienza cos'è esattamente in quel Paese? Comprando un biglietto non solo ti da il diritto di vedere una partita di calcio, ma una varietà di spettacolo e commercio, che rende il biglietto più costoso per i propri tifosi. Prima della partita la società offre uno spettacolo, che potrebbe essere un cantante, o una coreografia di ballo che poi viene ripetuto durante l'intervallo. Questi eventi ovviamente non hanno niente a che fare con lo sport ma servono solo ad attirare "clienti" con una certa affluenza di soldi che poi possono anche spendere i loro soldi ai botteghini nello stadio che vendono dei prodotti a prezzi sempre più assurdi. A causa di questo, il prezzo del biglietto è aumentato incredibilmente. Si parla di un aumento del 600% dal '90. Per vedere una partita di seconda categoria (cioè, non contro i quattro grandi del calcio inglese o un derby) un adulto deve pagare un minimo di £30, che sono circa €43! In Inghilterra il calcio è un business che crea milioni di Euro, e molti uomini d'affari da tutto il mondo, che sanno poco e non si interessano un granché del calcio, stanno comprando e dirigendo molte squadre inglesi. Questo ha indubbiamente generato più soldi nel calcio inglese, ma a costo del calcio che non sembra più uno sport. Le società sono diventate come qualsiasi tipo di ditta che pensa solo a fare soldi, dove gli stadi somigliano più ai centri commerciali. Anche le partite sono diventate più come un film che una partita di calcio dove le emozioni vengono trasmesse attraverso le canzoni durante i diversi momenti della gara, come all'ingresso in campo dei giocatori, dopo un gol, ed anche con una semplice sostituzione. Credo che questo sia il calcio che vogliano i vertici del calcio italiano, perché porta più soldi, e il modello inglese serve principalmente a mettere fine a quei tifosi che lottano per difendere i valori di uno sport che impedisce questo tipo di gestione del calcio. In Italia ci si lamenta del caro prezzo del biglietto, ma il modello inglese renderà ancora più difficile per le persone in Italia vedere una partita allo stadio. Poi diventerà praticamente impossibile per un genitore portare i bambini. Molti dicono che gli stadi in Inghilterra sono molto frequentati dalle famiglie, ma questo è un fatto falso, dovuto al prezzo elevatissimo. Un articolo recente del quotidiano "The Guardian" ha sottolineato che nella stagione passata, la percentuale di persone sotto i 24 anni che vanno alle partite è solo il 9% e l'età media dello spettatore è di 43 anni. 20 anni fa non tutte le società raccoglievano delle statistiche dei loro spettatori, ma i diversi club che lo hanno fatto mostrano di aver avuto più giovani nello stadio negli anni '80 e negli inizi degli anni novanta che oggi. All'Aston Villa per esempio, nel 1992, il 25% del pubblico era di 16-20 anni. Per confrontare il prezzo del biglietto, negli anni '80, il prezzo medio di un biglietto al Villa Park era soltanto £5,40. Queste statistiche indicano che le persone che vanno allo stadio oggi sono quei ragazzi che andavano allo stadio 20-30 anni fa con un gruppo di amici e sono rimasti leali ai loro colori, mentre i giovani in Inghilterra non vanno più allo stadio, perché costa troppo e preferiscono spendere i soldi nelle discoteche al sabato sera o al cinema o qualsiasi altro tipo di divertimento. Non è solo una questione di soldi però, c'entra anche il fatto che non ci si può più divertirsi come una volta quando c'erano i "terraces" e non c'è più il senso del gruppo fra i tifosi, che è importantissimo. La più grande differenza tra il tifo delle curve italiane e quelli degli stadi inglesi e che in Inghilterra si va allo stadio per guardare una partita e non per viverlo ed ad assisterlo come fanno i gruppi ultras. Durante la partita i cori sono rari e sparsi a causa della mancanza di un gruppo, e sono le solite canzoni semplici che consistono di solo due o tre parole. Il rumore viene sopratutto dalle persone che incitano la squadra o abusano la squadra avversaria o l'arbitro e dagli applausi del pubblico dopo ogni intervento o tiro, anche se la palla finisce direttamente in tribuna. E poi c'è il fatto che non ci sono ne bandiere ne striscioni, dunque tutto è reso blando e la gioventù non ha più una possibilità di sfogare la sua passione e semplicemente divertirsi. Ci sono molti tifosi in Inghilterra che vogliono il ritorno di un settore dove non ci sono sedie e il tifo dei terraces possa ritornare, e questo è qualcosa che il F.A. (il FIGC del calcio inglese) sta considerando seriamente, e propone d'incoraggiare le bandiere negli stadi. Allora, che senso ha usare un modello di un Paese quando cominciano a vedere i suoi torti e stanno pensando a rovesciare quello che hanno fatto?

Nonostante l'alto numero di presenze negli stadi inglesi (34.084 per partita per questa stagione passata), il pubblico è leggermente diminuito dal 35.464 nella stagione 2002/03 al 33.773 nel 2005/06. C'è stato un aumento per l'anno successivo di solo 311, ma considerando che il nuovo stadio dell'Arsenal ha portato un aumento di 20.000 spettatori per partita e il Manchester ha allargato Old Trafford per accomodare 7.500 più tifosi, il pubblico di tutte le squadre "piccole" si è ridotto consideratamente negli ultimi anni. Per esempio, il Wigan Athletic ha perso il 17,68% del suo pubblico negli ultimi due anni nonostante la promozione in Premier League. Dunque la riduzione di spettatori sta accadendo anche in Inghilterra, e non è solo un fenomeno italiano. Perciò non è per causa degli ultras, come molti vogliano dare la colpa, ma di Sky, che offre dei prezzi sempre più convenienti in confronto al prezzo del biglietto. Però, Sky in Inghilterra non offre un servizio così ampio come quello italiano, perché tutte le partite delle ore 15.00 al sabato (cioè l'orario del pallone in Inghilterra) non possono essere trasmesse sulla televisione, allora per guardare una partita in diretta a quell'orario bisogna andare alla partita. Questo potrebbe essere un buon compromesso tra Sky e l'incoraggiare i tifosi ad andare allo stadio.

Una nota positiva è che la violenza negli stadi è praticamente scomparsa. Però, il nuovo modello in Inghilterra, che ha introdotto più sorveglianza, restrizione dell'alcool e misure più forti contro gli hooligans, non ha fatto niente per combattere la violenza organizzata dai "Firms" (gruppi hooligans) che continua ad accadere fuori dagli stadi. I grandi scontri recenti sono stati quelli tra il "Naughty Forty" del Stoke City e gli "Zulus" del Birmingham City quando più di 200 tifosi del Birmingham hanno attaccato i tifosi del Stoke, lo "Yid Army" del Tottenham Hotspurs e gli "Headhunters" del Chelsea in cui 34 tifosi sono stati arrestati e quando oltre 500 tifosi del Wolverhampton Wonderers hanno minacciato le forze dell'ordine dopo un derby con il West Bromwhich Albion. In questi casi, gli atti di violenza non vengono registrati come violenza tra tifosi ma violenza sociale, perché accadono lontano dallo stadio, dunque la violenza degli hooligans appare essere risolta, quando infatti esiste ancora.

Sandro Clarke

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