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La giustizia sportiva violentata dalla CAF

30 - 07 - 2006

La sentenza di secondo grado della CAF výola esplicitamente il Codice di Giustizia Sportiva. In essa, all'unico scopo di ridurre le pene, i giudici affermano che Fiorentina, Lazio e Milan, non hanno trasgredito l'art. n. 6. Ossia: non hanno commesso illeciti sportivi. Le intercettazioni, per˛, dimostrano esattamente il contrario.
L'illecito sportivo, come stabilisce l'art. n. 6 al comma 1, Ŕ: "Il compimento, con qualsiasi mezzo, di atti diretti ad alterare lo svolgimento o il risultato di una gara ovvero ad assicurare a chiunque un vantaggio in classifica [...]". In parole povere: anche chi chiede favori fraudolenti, indipendentemente dal fatto che li ottenga, commette illecito sportivo.
La CAF, in primo grado, si era limitata, in vari casi, a non applicare le pene previste dal Codice. In secondo grado ha negato l'evidenza.
I reati di cui sono state chiamate a rispondere Juventus, Fiorentina, Lazio e Milan, furono perpetrati, o avvallati, anche da loro rappresentanti ai sensi delle norme federali (cosa che la CAF, per altro, non ha mai negato). La responsabilitÓ di tali societÓ Ŕ quindi diretta (vedi articolo n. 2 comma 4), talvolta, addirittura, anche oggettiva e/o presunta (vedi articolo n. 9 comma 4). Limitandoci alla sola responsabilitÓ diretta, l'art. n. 6 comma 3 stabilisce che: "il fatto Ŕ punito con le sanzioni di cui all'art. 13, comma 1, lettere g) o h), salva la maggiore sanzione in caso di pratica inefficacia di tale pena". Quindi: retrocessione all'ultimo posto in classifica del campionato di competenza o di qualsiasi altra competizione agonistica obbligatoria (lettera g); esclusione dal campionato di competenza o da qualsiasi altra competizione agonistica obbligatoria, con assegnazione da parte del Consiglio Federale ad uno dei campionati di categoria inferiore (lettera h).
Pene minori a carico delle societÓ, stando all'articolo n. 6 comma 4, sono possibili solo se gli illeciti sono stati commessi da estranei (vedi art. n. 9 comma 3 - responsabilitÓ presunta) o da dirigenti e/o tesserati che non le rappresentano (responsabilitÓ oggettiva).
La tesi sostenuta in fase di processo da certi azzeccagarbugli, per cui taluni dirigenti non erano rappresentanti legali delle societÓ per cui operavano, e che quindi, le medesime, non potevano essere punite secondo quanto stabilito alle lettere g e h dell'articolo n. 13 comma 1 (responsabilitÓ diretta), Ŕ pura idiozia. All'articolo n. 2 comma 4 non si parla di "rappresentati legali". Viceversa se ne parla all'articolo n. 2 comma 1. Proprio per questo ci si chiede come mai, nÚ Francesco Saverio Borrelli, il capo dell'ufficio indagini della Figc, nÚ la CAF, abbiano contestato alcun reato ai rappresentanti legali delle societÓ coinvolte. Per regolamento: erano anch'essi responsabili, fino a prova contraria.
Leggendo attentamente l'articolo n. 6 al comma 3, si evince che ogni illecito ("il fatto", la gara che s'Ŕ cercato d'alterare), di cui stiamo trattando (responsabilitÓ diretta), dev'essere tassativamente punito con (almeno) una retrocessione. Quindi, dinnanzi al condizionamento di pi¨ partite, le singole punizioni si sommano. Una semplice operazione matematica.
Con "pluralitÓ di illeciti", cosý come stabilito dall'articolo n. 6 comma 6, non s'intendono pi¨ gare condizionate, ma se "il risultato della gara Ŕ stato alterato, oppure se il vantaggio in classifica Ŕ stato conseguito". Ovvero, se l'illecito ha prodotto i risultati che auspicava. Al verificarsi di tale evenienza: "[...] le sanzioni sono aggravate." Quindi, le pene previste dall'articolo n. 13 comma 1 devono essere aumentate.
Ascoltando le intercettazioni raccolte dalla magistratura ("inspiegabilmente" interrotte a giugno 2005) la posizione della societÓ Juventus risulta di una gravitÓ inaudita. La stessa CAF, nella sua sentenza del 14 luglio, dichiarava che la societÓ bianconera operava "mediante il condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale". Un reato talmente macroscopico che una specifica punizione non Ŕ neppure contemplata nel Codice di Giustizia Sportiva.
Premesso che la CAF, in primo grado, non si occup˛ di tutti gli illeciti ravvisati nelle intercettazioni ma solo di alcuni (tralasciandone molti altri), e che la sentenza emessa il 14 luglio presenta varie zone d'ombra, nonchÚ palesi violazioni del Codice di Giustizia Sportiva, si pu˛ analizzarne il contenuto. Tralasciando tutte le violazioni "minori" (comunque da sanzionare), stando ai fatti in essa elencati, si evince che la societÓ Fiorentina ha violato l'articolo n. 6 almeno cinque volte. La societÓ Lazio quattro volte, il Milan una volta. E la responsabilitÓ, per tutte le societÓ, Ŕ sempre diretta.
La cosa pi¨ curiosa Ŕ che i dirigenti della Fiorentina, per assicurarsi un vantaggio nelle proprie partite, chiedevano favori (ovviamente illeciti) a quelli della Juventus. Dirigenti bianconeri, almeno in tre gare, commettevano illeciti volti a favorire la Fiorentina. Cosa significa? Limitandoci al Codice di Giustizia Sportiva significa che anche la societÓ Juventus doveva rispondere di tali reati per responsabilitÓ diretta. GiacchÚ la societÓ risponde dell'operato dei dirigenti che la rappresentano ai sensi delle norme federali (vedi: art. n. 2 comma 4), indipendentemente da chi beneficia direttamente del loro operato (vedi: art. n. 6 comma 1). Si applicano quindi le sanzioni previste all'articolo n. 13, comma 1, lettere g e h. Minimo: si viene retrocessi (una retrocessione per ogni gara).
La societÓ Juventus, sempre stando alla sentenza di primo grado della CAF, ha violato l'articolo n. 6 (limitandoci a questo) in altre quattro occasioni, ogni volta con le aggravanti specificate al comma 6.
Ricapitolando: la Juventus ha violato l'articolo n. 6 sette volte. In pi¨: i suoi dirigenti operavano sistematicamente "mediante il condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale". La Fiorentina ha violato l'articolo n. 6 in cinque occasioni. La Lazio quattro volte. Il Milan una volta.
Tralasciando le violazioni minori, le aggravanti (numerosissime), i reati per cui non Ŕ neppure quantificata una pena specifica nel Codice di Giustizia Sportiva, e tutto ci˛ che la CAF e la procura federale hanno deciso d'ignorare; il diritto sportivo non lascia spazio a dubbi. Per ogni singola violazione dell'articolo n. 6, con l'evidente responsabilitÓ diretta della societÓ (tutti i casi qui elencati), c'Ŕ, al minimo della pena, la retrocessione.
Fate voi i conti...

Di seguito, il testo dei commi del Codice di Giustizia Sportiva citati nel nostro articolo. Il testo integrale del Codice di Giustizia Sportiva Ŕ disponibile anche in rete, su vari siti.

Art. 2
ResponsabilitÓ delle persone fisiche e delle societÓ
1. I soggetti dell'ordinamento federale sono responsabili delle violazioni delle norme loro applicabili commesse a titolo di dolo o di colpa, salvo diversa disposizione. I dirigenti che hanno la legale rappresentanza delle societÓ sono ritenuti anch'essi responsabili, sino a prova contraria, delle infrazioni addebitate alle societÓ medesime.
3. Le societÓ possono essere ritenute responsabili anche a titolo di responsabilitÓ oggettiva o di responsabilitÓ presunta, nei casi previsti dal presente Codice.
4. Le societÓ rispondono direttamente dell'operato di chi le rappresenta ai sensi delle norme federali e sono oggettivamente responsabili agli effetti disciplinari dell'operato dei propri dirigenti, soci di associazione e tesserati.

Art. 6
Illecito sportivo e obbligo di denunzia
1. Il compimento, con qualsiasi mezzo, di atti diretti ad alterare lo svolgimento o il risultato di una gara ovvero ad assicurare a chiunque un vantaggio in classifica, costituisce illecito sportivo.
3. Se viene accertata la responsabilitÓ diretta della societÓ ai sensi dell'art. 2, comma 4, il fatto Ŕ punito con le sanzioni di cui all'art. 13, comma 1, lettere g) o h), salva la maggiore sanzione in caso di pratica inefficacia di tale pena.
4. Se viene accertata la responsabilitÓ oggettiva o presunta della societÓ ai sensi dell'art. 9, comma 3, il fatto Ŕ punito, a seconda della sua gravitÓ, con le sanzioni di cui all'art. 13, comma 1, lettere f), g), h) e i).

Art. 9
Ulteriori ipotesi di responsabilitÓ delle societÓ
3. Le societÓ sono presunte responsabili degli illeciti sportivi a loro vantaggio, che risultino commessi da persone ad esse estranee. La presunzione di responsabilitÓ si ha per superata se dalle prove fornite dalla societÓ, dall'istruttoria svolta dall'Ufficio indagini o dal dibattimento risulti, anche in via di fondato e serio dubbio, che la societÓ medesima non ha partecipato all'illecito e lo ha ignorato.

Art. 13
Sanzioni a carico delle societÓ
1. Le societÓ che si rendono responsabili della violazione dello Statuto, delle norme federali e di ogni altra disposizione loro applicabile sono punibili con una o pi¨ delle seguenti sanzioni, commisurate alla natura e alla gravitÓ dei fatti commessi:

g) retrocessione all'ultimo posto in classifica del campionato di competenza o di qualsiasi altra competizione agonistica obbligatoria;
h) esclusione dal campionato di competenza o da qualsiasi altra competizione agonistica obbligatoria, con assegnazione da parte del Consiglio Federale ad uno dei campionati di categoria inferiore;

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