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Speciale: No alla Tessera del tifoso

Anche i Club non amano la Tessera (Ivano Falzone)

18 - 09 - 2009

La lettera aperta che segue, dell'8 settembre 2009, è stata scritta da Ivano Falzone, presidente del Torino Club Gigi Meroni di Milano, ed inviata a vari media nazionali.

Anche i Club non amano la Tessera

Egregio Direttore,
invio a Lei questa lettera destinata al ministro Maroni, nella speranza di suscitare un minimo di contradditorio.
Devo premettere che sono laureato, imprenditore, incensurato, contribuente, pago le multe per divieto di sosta e sono ben oltre i 40 anni di età, parlo tre lingue, leggo almeno tre, quattro libri al mese e un paio di quotidiani al giorno. Tutto ciò mi consente di auto definirmi un cittadino modello, fino a prova contraria.
Purtroppo ho un difetto: vado allo stadio da quando ho nove anni, e da quattro lo faccio tutte le domeniche (sarebbe più corretto dire tutte le giornate, dato che ormai di domenica si gioca pochino), in casa e in trasferta, al seguito del Torino.
Non lo faccio da solo, ma coordinando dalle tre alle cento persone ogni volta, come la Digos di Torino, che ho il piacere di sentire praticamente ogni settimana per questo stesso fatto, può tranquillamente confermare.
Ebbene, scrivo per dire il mio NO deciso alla cosiddetta "tessera del tifoso", imposta dal ministro a partire dal 2010, obbligatoria all'inizio per le trasferte e, a regime, anche per le partite casalinghe di tutte le squadre d'Italia.
Spiego il perché.
Un padre non potrà più alzarsi la mattina della domenica e portare il proprio figlio allo stadio perché è una bella giornata, a meno di averlo preventivamente registrato presso una banca (proprio così, una banca o, nella migliore delle ipotesi, una società di gestione dei dati!) che avrà girato il nominativo alla questura competente, che a sua volta lo autorizzerà all'ottenimento della carta, rilasciata in forma di carta di credito (proprio così, carta di credito con annessi e connessi). Alla faccia di chi vuole le famiglie allo stadio.
Non potrà farlo neppure per l'amico o il parente venuto da lontano. Come sopra.
Tantomeno potrà farlo il turista spagnolo o francese, in visita a Milano, che non potrà vedere il derby come spettatore occasionale, in quanto ovviamente sprovvisto della tessera. Alla faccia della libera circolazione di persone e merci nella CEE.
Non mi risulta che ci sia una "tessera del ballerino", o una "tessera del cliente del supermercato". Come sa bene chiunque frequenti i luoghi deputati all'esercizio delle suddette attività, spaccio, risse, borseggio e taccheggio vi sono ben radicati. Non per questo il governo ha in programma di dividere i "buoni" dai "cattivi" (ammesso che una tessera serva a qualcosa, in questo senso), per il semplice principio dell'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Principio disatteso, evidentemente, per i soli cittadini-tifosi. Attendo provvedimento analogo anche per i cittadini-fumatori, che insistono nell'attentare quotidianamente alla mia salute.
La tessera dovrebbe fidelizzare i tifosi alle proprie squadre. Umilmente faccio notare che, in quanto tifoso, sono già fedele alla mia squadra quanto e più che a mia moglie, a dio e alla patria, e mi vien da sorridere a pensare a un'ipotetica tessera di plastica con su scritto Cuore Granata, che se il Capitano Valentino potesse parlare, vi spiegherebbe lui cosa vuol dire il cuore.
La tessera mette obbligatoriamente i miei dati a disposizione di un ente terzo, che nulla ha a che fare con il calcio, il quale avrà per ciò stesso libertà di usarli per i propri fini, il marketing, le promozioni. Nulla che interessi a me, dato che io vorrei solo vedere una partita di calcio. Alla faccia della privacy.
Non pago di avermi per anni chiesto carta di identità, passaporto, codice fiscale, fatta salva la tessera sanitaria, per acquistare il biglietto del settore ospiti di turno, il ministro mi vuole ora autorizzare preventivamente con un nuovo documento, come se noi cittadini non ne avessimo già a sufficienza dei quattro sopra indicati, quando nella civilissima Inghilterra, cui il provvedimento pateticamente dice di ispirarsi, non è obbligatoria neppure la carta di identità, introdotta solo di recente per stranieri e studenti residenti nel regno.
Quasi sorvolo, sul fatto che la tessera verrà negata a chi abbia avuto provvedimenti di Daspo anche non definitivi negli ultimi cinque anni (tenuto conto che il Daspo si ottiene non solo per atti violenti, ma anche per la sola accensione di un fumogeno, o per essersi sporti troppo oltre le transenne per agguantare la maglia lanciata in curva dai propri beniamini), alla faccia della pretesa funzione rieducativa della pena (sano principio, per cui è giusto e possibile avere un pluriomicida condannato e scarcerato per fine pena in curva, ma non un ragazzo che abbia manifestato in modo esuberante contro le forze dell'ordine durante un evento sportivo...).
Tralascio anche ogni considerazione sul "cui prodest", dato che non amo la dietrologia.

Conscio del fatto che un dibattito serio difficilmente ci sarà, e scusandomi per l'inevitabile lunghezza, prevedo che il provvedimento non reggerà alla prova della Corte di Giustizia Europea né a quella della Corte Costituzionale. Nell'attesa, sappia il ministro che non avrà allo stadio né me, né altri di sani di mente come me. E non so se questo possa considerarsi un affare, per lo sport e per il calcio. Ci vediamo oggi pomeriggio alla manifestazione contro la tessera, a Torino.

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