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Statistiche spettatori Serie A

16 - 10 - 2007

L'articolo che segue, curato da Matteo Falcone, è tratto dal "Sport People" del 10 ottobre 2007.

Le bugie hanno i denti sporgenti

"La verità è che c'è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese" diceva il vecchio saggio V.
A sentire i giornali sembrerebbe che sia tornata la voglia di calcio, che gli spettatori siano accorsi ad affollare nuovamente gli stadi e che anche le pay-tv stiano facendo affari d'oro. Il merito? Ma è chiaro: del nostro tanto Amato Giuliano, che sta sconfiggendo il cancro del XXI secolo, gli ultras, che secondo le ultime approfondite inchieste dei grandi giornalisti italiani, si stavano per alleare con le Brigate Rosse, che a loro volta si sarebbero alleate con gli estremisti islamici, per sferrare una guerra su vasta scala allo Stato Italiano. Ora - come tutti possono vedere - l'Italia vive un nuovo rinascimento letterale, politico, musicale. Teniamo però l'occhio fermo sul calcio, che c'interessa, e smettiamo il sarcasmo per capirci qualcosa in più in questo vero terrorismo che è la disinformazione. Da dove proviene cotanto ottimismo? Alcuni dati, nudi e crudi, dicono che la media generale in questo nuovo campionato di Serie A è di 24.185 spettatori a partita, con un netto di 4.474 rispetto all'anno scorso. Le presenze totali sono passate da una media di 370.000 alle più di 450.000, che in quest'inizio, riempiono domenicalmente gli impianti calcistici di casa nostra. Un incremento di ben 85.000 presenze settimanali. Niente male vero? Complimenti a Don Tonino Matarrese, al già citato Amato Giuliano, all'intero Governo calcistico e politico per quest'ottimo risultato. Non mi riferisco ovviamente a questo presunto nuovo trend positivo, ma al lavoro eccellente che riescono a fare nel taroccare la realtà e vendere piombo per oro. Già il confrontare dati parziali di inizio stagione, il momento in cui le aspettative calcistiche dei tifosi sono al top della speranza, con dati definitivi, non è un granché corretto, ma passi pure e proviamo a giocare a questo gioco sleale, cercando di capirci di più in mezzo a questo tourbillon di numeri e malafede. Cominciamo dal vedere questi grandi aumenti da dove provengono, per farci un'idea più precisa se davvero è tutta farina del sacco della banda di Giuliano, Tonino e soci. La giovane Fiorentina di Prandelli cresce oculatamente ed aumentano, anche se non di molto, le sue presenze (2.000 in più). Più 3.000 fa registrare il Siena, forse più frutto dei 14.084 di Siena-Milan (basti pensare che con l'Atalanta erano appena 8.377.) che non di ambizioni calcistiche o particolari colpi al calciomercato.
5.000 e 6.000 in più fanno registrare rispettivamente Sampdoria e Palermo e qui tutti avranno negli occhi le immagini e l'entusiasmo delle presentazioni di Cassano e Miccoli: un colpo gobbo al Calciomercato attira sempre grandi folle.
Anche l'Inter scudettata e la Lazio, passata dall'incubo del fallimento al sogno della Champions' League, fanno registrare un +6.000. Eclatante è anche il +6.000 dell'Empoli, qualificato in Coppa Uefa, visto che l'anno scorso non ha raggiunto nemmeno la metà in media in tutto il campionato. La squadra di Gigi Cagni ha però già giocato con Inter, Napoli e Palermo: bisogna vedere ora se anche con Reggina o Siena riuscirà a tenere alte le statistiche cosa peraltro molto difficile. Poco da dire se non restare sbalorditi di fronte ai 14.000 in più di Roma, seppur anche i giallorossi abbiano già ospitato Inter e Juventus. Toro, Reggina e Catania restano in linea con i numeri della scorsa annata.
Decrementi, seppur minimi (dai 1.000 ai 3.000 in meno), per Udinese, Parma, Livorno, Atalanta e soprattutto Milan, che non ha beneficiato affatto del trionfo in quella che noi nostalgici chiamiamo sempre Coppa Campioni.
Detto questo, intesi i più o meno fisiologici cali o aumenti a seguito di vittorie, cessioni eccellenti o grandi acquisti, proviamo anche noi a manipolare un po' questi numeri, come hanno saputo ben fare loro prima di noi: l'anno scorso erano in Serie A Ascoli (7.209 spettatori in media), Chievo (6.719) e Messina (11.541) che sono state rimpiazzate niente meno che da Juventus (20.293 fin'ora), Genoa (23.368) e Napoli (39.966). Già qui ci si potrebbe fermare e farsi una bella e grassa risata di fronte al loro immotivato ottimismo. Ma andiamo avanti, facciamo i puntigliosi e proviamo a fare un paio di ipotesi semplici semplici, che però la dicono lunga sulla fragilità di queste supposte (ci starebbe tutto un doppio senso) verità: poniamo che l'anno scorso le tre grandi neopromosse fossero state in A, poniamo pure che non avessero richiamato tutta questa gente senza entusiasmo della promozione, consideriamo perciò ai fini del calcolo le medie ottenute nella passata stagione, quando si affrontavano non con Milan, Inter o Roma, ma con Albinoleffe e Treviso: Juve 18.085, Genoa 19.934 e Napoli 35.176. Posta così, tutta questa grandissima differenza sarebbe di soli 2.000 spettatori (2.277 per essere precisi) di media in più tra quest'anno e lo scorso. Differenza tra le due annate che si assottiglierebbe a 1.000 (1.122 per la precisione) usando come termine di paragone le tre retrocesse, ma lasciando invariate le loro medie alla passata stagione, senz'altro migliori di quest'anno. Questo giusto per concedere ancora l'illusione del miglioramento, perché usando i dati delle tre retrocesse riferiti a quest'anno, la differenza si assottiglierebbe a 712 (solo Ascoli resta in media).
Quello che vorrebbero far passare per un grande successo, è invece un evidentissimo flop camuffato alla bene e meglio. Per sminuire questa ridicola indagine, per misurare tutta la credibilità del nostro calcio e della nostra politica, basta dire che nella scorsa stagione si sono giocate, oltre alle 8 partite di squalifica inflitte al Catania, altre 8 partite della prima giornata post-Raciti senza un solo spettatore pagante, più altre 27 partite in cui è stato concesso l'ingresso ai soli tifosi abbonati.
Detto questo, c'è ancora così tanto di cui rallegrarsi, con i miseri numeretti di quest'anno?
Se noialtri vorremmo rigirare la frittata, potremmo anche asserire, dati alla mano, che da Pisanu ad Amato, il calcio ha continuato a mantenersi su medie di spettatori più basse di tutti gli altri campionati precedenti il 2005-2006, ossia l'anno in cui hanno deciso di inserire biglietto nominale, divieto di vendita dei biglietti nel giorno della partita e tutte quelle altre ridicole norme, incluse nei pacchetti cosiddetti "antiviolenza" di uno o dell'altro governo. Più che anti-violenza potrebbero tranquillamente chiamarle "anti-tifosi" visto quel che dicono le statistiche dei campionati precedenti a questa sorta di "anno zero":
- stagione 2004-2005 media di 26.098 spettatori;
- stagione 2003-2004 media di 25.675;
- stagione 2002-2003 media di 25.474;
- stagione 2001-2002 media di 25.992.
Sempre e costantemente più di quest'ultimi magnifici (per loro solamente) risultati.
Consideriamo un altro anno cruciale, il 1993-94, quello dell'avvento delle pay-tv e dei diritti criptati, anticipi, posticipi e quant'altro. Prima di allora, andando a ritroso all'infinito, la media è sempre stata migliore di questa attuale, più o meno intorno ai 30.000 spettatori, con picchi minimi di 27.162 (nel 1989-90) e massimi di 38.871 (1984-85). Per trovare un'annata più disastrosa di questa, che stanno dipingendo con tinte trionfalistiche, bisogna risalire addirittura fino al 1966-67!!!
Ci stanno prendendo in giro, stanno prendendo in giro noi e stanno prendendo in giro tutti e se lo fanno con una cosa così banale e facilmente controvertibile, come delle statistiche sugli spettatori, che chiunque potrebbe verificare, figuratevi cosa combinano dove nessuno li vede e quando nessuno li controlla.
Per chiudere con un'altra citazione dell'illustre V: "Non sono i popoli a dover aver paura dei propri governi, ma i governi che devono aver paura dei propri popoli". Il popolo della Curva dovrebbe ricordarselo nell'unico momento in cui esercita il proprio potere (per delegarlo a questi signori, purtroppo), piuttosto che rinchiudersi nell'eterno piagnisteo di striscioni e cori che non hanno mai portato alcun frutto.

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