BOYS PARMA 1977

Curva Nord

Tardini: stadio e verde, non mattone!

11 - 09 - 2008

BOYS al dibattito, in difesa della natura comunitaria e sportiva dello stadio Tardini
Questa mattina, presso l'aula Cavalieri di via Università 12 si è tenuto un dibattito dal titolo "L'impiantistica per lo sport: una risorsa per la collettività". Ovvero: come depredare le comunità dei loro stadi per costruirvi negozi, condomini e centri commerciali, possibilmente socializzando le spese e privatizzando i guadagni.
Al dibattito, coordinato dal vicedirettore di Sky Sport, erano presenti (tra gli altri): l'onorevole Mauro Del Bue, l'assessore allo Sport del Comune di Parma Vittorio Adorni, Giovanni Palazzi (presidente di una società di consulenza), il direttore del Moss Luigi Allegri, il presidente del Parma Tommaso Ghirardi e l'amministratore delegato della Sampdoria Giuseppe Marotta.
Una "tavola rotonda" con qualche spigolo di troppo, perché ad essa non hanno trovato posto ultras e tifosi.
Una delegazione di quattro BOYS si è comunque presentata all'incontro, con l'intenzione di far sentire la voce degli ultras di Parma. Una voce più unica che rara, perché libera, autonoma, senza interessi politici ed economici. Una voce in difesa della natura comunitaria, popolare e sportiva dello Stadio Tardini.
Gli oratori ufficiali, a parte alcune eccezioni su argomenti specifici (soprattutto per quanto riguarda Ghirardi), hanno avuto opinioni a senso unico, presentando diagnosi di comodo che servivano a supportare le loro (non certo disinteressate) ricette. Per cui: gli stadi sono vuoti perché vecchi e non confortevoli (addirittura all'Olimpico di Roma non ci sarebbero neppure i servizi...), per cui bisogna costruirne di nuovi (con negozi, cinema, ristoranti, condomini, ecc.). Abbiamo sentito anche: che gli stadi sono insicuri perché non hanno negozi e altre attività commerciali e/o residenziali, che l'unica alternativa alla militarizzazione degli stadi è il dotarli di strutture non sportive capaci di far guadagnare i privati, che lo stadio Tardini in città può far piacere ai tifosi ma non al resto della città (che subirebbe disagi), che il Tardini o lo si fa fuori o lo si lascia in città (ma l'importante è che abbia delle attività commerciali e/o residenziali), che le società di calcio necessitano di altre fonti di guadagno, che bisognerebbe fare come fanno in Inghilterra (perché se ha funzionato là deve funzionare per forza anche qua).
Del Bue (che ha presentato una proposta di legge che faciliterebbe lo stravolgimento della natura sportiva e comunitaria degli stadi) ha affermato anche che sarebbe opportuno sciogliere i Gruppi ultras, anche perché tali "bande" non rispettano i regolamenti d'uso degli impianti. Tesi che ha giustificato facendo l'esempio di un crimine commesso generalmente dagli ultras: stare in piedi invece che seduti. Parole che abbiamo salutato con un doveroso muggito.
Dopo aver aspettato due ore, e dopo esserci lamentati per qualcuno che parlava delle ipotetiche esigenze dei tifosi, pur non essendo tifoso (per noi: parliamo noi), è stata data finalmente la parola ad un portavoce del Gruppo. Di seguito vi riassumiamo l'intervento.

Circa un anno fa, ad un dibattito simile tenutosi a Bergamo, il presidente Ghirardi aveva concluso affermando che su questi temi bisognava sentire l'opinione dei tifosi. Peccato che nessuno lo abbia ascoltato. Perché qui oggi, alla vostra tavola rotonda, i tifosi non sono stati invitati. Anzi si parla di sciogliere i nostri Gruppi. Forse perché hanno delle opinioni scomode.
Perché gli stadi sono vuoti? Ve lo diciamo noi, che allo stadio ci andiamo sempre, in casa e in trasferta. E andiamo nei settori popolari, non in tribuna d'onore. Gli stadi sono vuoti perché date tutte le partite in tv, per colpa degli anticipi, dei posticipi, e degli orari assurdi in cui disputate le partite. Martedì, per esempio, giocheremo a Bergamo alle 18.45. Chi potrà venire?
La B non la va a vedere più nessuno, dopo che l'avete relegata al sabato. Gli stadi sono scomodi e tristi perché avete imposto i biglietti nominali, i tornelli, le norme anti-tifo, leggi sempre più repressive, le gabbie e infine gli stewards con la loro arroganza.
Parlate di stadi, ma chi di voi (a parte Ghirardi e Marotta) va allo stadio? All'Olimpico i bagni ci sono, perché noi all'Olimpico ci siamo andati fino all'anno scorso (due volte a stagione) e i gabinetti li abbiamo pure usati.
Parlate di stadi vecchi, ma dove? Quelli rifatti ad Italia '90?
Lo stadio Tardini è del 1923, ma è già stato rifatto più volte. La Nord e altri settori furono rifatti negli anni '80 e quando fummo promossi in A (meno di vent'anni fa) tutto lo stadio venne rifatto completamente. Chi è vecchio?
Gli imprenditori non sono obbligati ad investire nel calcio. Se non guadagnano a sufficienza forse non sono bravi imprenditori. Vogliono aprire altre attività? Bene. A Parma, qualora la Società ne avesse la volontà, potrà aprire negozi in tante vie limitrofe allo stadio: in via Duca Alessandro, in via Torelli, in via Puccini, in via Pier Maria Rossi, ecc.
Perché bisognerebbe mettere le mani proprio su un bene collettivo per stravolgerne la natura?
Non abbiamo niente contro gli interessi dei privati ma questi devono essere armonizzati a quelli della comunità. Quello che si propone qui: sono interessi che vanno contro quelli della collettività.
Abbiamo letto la Proposta di Legge di Del Bue ("Disposizioni per agevolare la costruzione, la ristrutturazione e l'alienazione delle infrastrutture sportive"). Si parla di poter costruire, in quelle che oggi sono aree sportive della città: "[...] attività commerciali anche di terzi, ricettive, di svago e tempo libero, di servizio, nonché insediamenti residenziali o direzionali [...]". In parole povere: al Tardini si potrebbero tirar su anche dei condomini.
Parlate di modello inglese. Bene. Nel 2007 un'inchiesta della BBC ha rilevato che il 92% dei frequentatori degli stadi inglesi rivuole i posti in piedi. In Inghilterra i prezzi dei biglietti sono alle stelle, praticarli da noi vorrebbe dire praticare una vera e propria selezione economica. Una selezione economica che, oltre ad avere carattere anti-popolare, è palesemente illogica. La gente non va già più allo stadio, non c'è nulla da selezionare. In Inghilterra c'era una situazione completamente diversa, il calcio ha sempre avuto un seguito e una partecipazione che non sono neppure paragonabili a quelle nostrane. Basti pensare che quando il calcio iniziava a prendere piede in Italia (anni '30-'40), la si registravano le massime affluenze di tutti i tempi (tutt'ora imbattute). In totale la media spettatori delle più importanti categorie inglesi, prima della Seconda Guerra Mondiale, si aggirava sulle 50.000 presenze. Un dato quasi fantascientifico per la nostra realtà, anche se confrontato con gli anni d'oro del calcio italiano.

Avremmo voluto dire altre cose, ma non ce n'è stata data possibilità.
Avremmo voluto dire, per esempio, che lo stadio Tardini non disturba tutta la città. Qualcuno può aver qualche disagio (come possono avere dei disagi tutti coloro chi abitano vicino ad altre strutture di pubblica utilità) ma la città non si può privare dei suoi spazi sociali, dei suoi simboli, della sua storia.
Avremmo voluto dire che non si può sacrificare tutto all'interesse dei potenti. Perché altrimenti domani, ci racconteranno che per far fare reddito (a qualcuno) bisogna edificare anche nel Parco Ducale.
Avremmo voluto dire che chi si occupa di sport per la comunità, dovrebbe parlare meno di negozi, cinema, ruspe e condomini.

Sono seguite alcune repliche al nostro intervento, sulla falsariga di quanto già affermato precedentemente. Ghirardi (chiamato a in causa dall'uomo di Sky, che non deve aver digerito molto bene le nostre critiche), ha ribadito per l'ennesima volta il suo ringraziamento a Sky per aver acquistato i diritti televisivi della B (tesi che non condividiamo assolutamente), ha criticato il l'orario di inizio della partita di martedì (per noi bisogna giocare innanzitutto alla domenica pomeriggio), e ha espresso dissenso riguardo alle norme anti-tifo che privano le curve di bandiere e striscioni (qui siamo in perfetta sintonia).
Terminato il "dibattito" abbiamo consegnato un nostro volantino a tutti partecipanti, in cui si sintetizza il nostro pensiero: '"Sport" non è ruspe e speculazione. Tardini: stadio e verde, non mattone! In difesa della natura comunitaria e sportiva del Tardini'.
In strada, fuori dalla sala, abbiamo anche appeso il nostro striscione: '"Sport" non è ruspe e speculazione. Tardini: stadio e verde, non mattone!".
Striscione BOYS in via Università: ''Sport'' non è ruspe e speculazione. Tardini: stadio e verde, non mattone!''
Difenderemo il Tardini e la sua natura con ogni mezzo.
Volantino BOYS in difesa della natura comunitaria e sportiva dello stadio Tardini

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