FERRO GIANT: Rapper Milanese che difende gli ultras, tifa Parma e viene in Nord(tratto da Supertifo) Stampa
Repressione e Calcio Moderno - Ultras Liberi
Lunedì 07 Marzo 2011 12:28

Di Daniele Caroleo (pubblicato su Supertifo n. 10-Febbraio 2011)

Alcune settimane fa, durante il mio consueto girovagare in Internet, mi è stato segnalato, da alcuni amici, un interessantissimo video su Youtube in merito ad una canzone Rap intitolata “Figli della Repressione”. Un brano graffiante e molto orecchiabile, che descrive appieno la situazione delle curve d’Italia e la repressione opprimente nei confronti degli Ultras.


 

 

 

Mi sono quindi messo subito alla ricerca dell’interprete del pezzo, tale FERRO GIANT, e dopo un po’ di tempo, durante il quale ho scovato anche un’altra sua bellissima canzone contro la tessera del tifoso, intitolata “Io dico no!”, sono riuscito a mettermi in contatto con lui per chiedergli un incontro per una piccola intervista per Supertifo e per il mio blog in merito alla sua passione per le tifoserie organizzate e sulla sua volontà di voler conciliare questa passione con la sua musica.

 

Simone Ferrari, così è il suo vero nome, si è dimostrato subito molto disponibile ad incontrarmi. Ci siamo quindi dati appuntamento a Milano, dove lui vive e studia, nei pressi della Stazione Centrale.

Arriva puntualissimo. Molto alto, la faccia da bravo ragazzo. Lo sciarpone del Parma intorno al collo. Ci sediamo ad un tavolino in un locale nelle vicinanze, e diamo il via alla nostra chiacchierata.

Cominciamo con le presentazioni. Innanzitutto, chi è Simone Ferrari?

Sono un ragazzo di 19 anni, proveniente da un quartiere di periferia di Milano, il quartiere Baggio. Studio lingue all’Università e ho alcune passioni, tra cui la musica Rap, che faccio da un paio di anni, e, inoltre, lo Stadio e la curva. Nello specifico, la curva del Parma.

E questa passione per il Parma, da dove nasce?

In realtà mi è stata tramandata da mio fratello. E’ una passione curiosa perché non esiste nessun legame di parentela con i parmigiani. Oltre al fatto che tifare Parma è comunque inusuale, soprattutto qui a Milano. E in effetti è anche una scelta dovuta al fatto che non mi andava di tifare per una squadra che tifavano tutti. Qui a Milano chi non tifa Milan o Inter al massimo tifa per la Juve. E’ una sorta di scelta controcorrente tifare per una squadra comunque poco seguita da queste parti e che di certo non vince sempre.

E invece, chi è Ferro Giant?

Ferro Giant è il nome d’arte che uso per fare Rap, un tipo di musica che, per l’appunto, ho iniziato a fare da un paio di anni. Il nome deriva dal fatto che mi chiamano Ferro come diminutivo del mio cognome, e Giant invece è un appellativo che mi sono dato perché ci sono già diversi rapper che si chiamano Ferro e, vista la mia statura, Giant, e quindi “gigante”, è sicuramente il nome più appropriato.

La tua passione per questo genere musicale da cosa nasce?

A Milano, come in tutte le grandi metropoli, nelle periferie, si sviluppa spesso la cultura Hip Hop, essendo un genere musicale che racconta un po’ il disagio di chi vive in queste particolari zone della città. Questa musica mi piace particolarmente perché è incentrata essenzialmente sul testo, a differenza di altri generi musicali che, o non hanno il testo, o hanno un testo alquanto superficiale. Nell’Hip Hop invece il testo è la cosa principale. La musica viene prodotta utilizzando  un computer, senza alcun tipo di strumenti musicali, e la canzone si sviluppa, su un tema particolare, ovviamente con le rime.

Sei autore dei testi che interpreti?

Si, ovviamente si.

Io ho avuto modo di ascoltare, grazie ad internet, la tua ultima raccolta di brani intitolata “Ali della libertà”. Molte delle tue canzoni sono delle vere e proprie denunce sociali, soprattutto per quanto riguarda il disagio giovanile, condite da una forte rabbia nei confronti della società e della repressione in generale. Quali sono i messaggi principali che tu vorresti trasmettere con la tua musica?

Sostanzialmente io cerco di trattare principalmente due tipi di temi: quello, appunto, della denuncia sociale e quello del disagio un po’ più personale, che magari può riguardare il sentimento, l’ansia o i problemi che personalmente mi trovo ad affrontare. Tra i due, preferisco sicuramente la prima tematica, anche perché io cerco di raccontare e di far conoscere ai ragazzi di periferia, i ragazzi di strada, quelli che magari non hanno la possibilità di studiare e di informarsi, quali sono i reali problemi della nostra società attraverso una musica che a loro sicuramente piace. Molti di loro infatti trovano certamente più interessante ascoltare una canzone piuttosto che leggere un articolo di giornale. In pratica la mia musica dovrebbe essere un messaggio più diretto destinato principalmente alle giovani generazioni. E’ ovvio che, comunque, le mie canzoni sono anche una sorta di sfogo personale spesso basato su determinate cose che ritengo ingiuste o sbagliate e che, quindi, voglio denunciare.

Alcune di queste canzoni, come “Io dico no” e “Figli della repressione”, trattano, per l’appunto, l’argomento degli Ultras. Come mai questa particolare attenzione nei confronti del mondo delle tifoserie organizzate?

Come ho già detto io ho una forte passione nei confronti del Parma che si è concretizzata, almeno fino all’anno scorso, cioè fino all’introduzione della tessera del tifoso, con la mia presenza allo stadio come abbonato in curva. E proprio entrando in contatto con la curva del Parma ho avuto modo di conoscere da vicino e di imparare quello che questi luoghi insegnano nel corso della vita e soprattutto ciò che molti non raccontano in merito a questo mondo, come la repressione spropositata, e spesso ingiusta, che i tifosi italiani sono costretti a subire da anni, a causa di continue leggi, alcune delle quali anche piuttosto ridicole. Ho poi avuto modo di incontrare un altro ragazzo, DEA, rapper come me, anche lui assiduo frequentatore delle curve da stadio, e insieme abbiamo deciso di portare la tematica degli ultras e della repressione nei loro confronti, nella musica Rap. Una cosa nuova, visto che tale argomento, fino ad ora, era stato trattato solo da un certo genere di Rock Alternativo, come quello degli ZetaZeroAlfa e di altri gruppi del genere, mentre l’Hip Hop aveva, in passato, solo sfiorato marginalmente tale tematica, senza neanche approfondire il concetto della repressione vera e propria. Nell’Aprile del 2009 quindi decidemmo di realizzare questo primo pezzo, intitolato, per l’appunto, “Figli della repressione”, incentrato, principalmente, proprio su questo argomento. Il secondo pezzo invece, intitolato “Io dico no”, presente, tra l’altro, nel mio ultimo album, tratta essenzialmente la tematica della tessera del tifoso.

In questi brani ho avuto modo di notare alcuni riferimenti alle tristi vicende legate a Matteo Bagnaresi, detto “Bagna” e a “Gabbo”. Che idea ti sei fatto, per l’appunto, sulla questione di Gabriele Sandri, soprattutto alla luce dell’ultima sentenza?

Beh, mi sono fatto l’idea che con l’ultima sentenza si è fatta un po’ di giustizia, però di certo non quanto si doveva, soprattutto viste le aspettative iniziali e tutto quello che era stato detto in merito a quanto accaduto. Ad un certo punto, per come era stata dipinta la situazione, sembrava quasi che Spaccarotella fosse addirittura innocente, quindi gli ultimi avvenimenti sono da considerarsi sicuramente un passo avanti, considerando che la società in cui viviamo non vede di certo di buon occhio i tifosi. Quello che però mi colpisce particolarmente non è tanto la sentenza, ma, bensì, tutto quello che i media hanno fatto e detto per cercare di screditare e di gettare fango sulla figura di Gabriele, descrivendolo come un personaggio violento, quasi a voler difendere la figura dell’agente omicida. Così come è stato anche per Matteo Bagnaresi, seppur la situazione fosse nettamente diversa perché Matteo non è stato ucciso da un poliziotto. Alla luce di questo, quindi, ritengo che, oltre al problema della giustizia in se per se, che è reale e lo sappiamo perfettamente, esiste anche un problema di informazione deviata o asservita a determinate logiche.

Tornando a parlare della canzone “Io dico no”, abbiamo detto che tale brano è incentrato principalmente sulla tessera del tifoso. Ormai, oserei dire finalmente, anche l’opinione pubblica si sta rendendo conto di quanto sia inutile oltre che dannoso questo provvedimento portato avanti a spada tratta dal Ministro Maroni. Secondo te, quali potrebbero essere le eventuali soluzioni in merito? Nel senso, pensi sia necessario abolire tale strumento, o basterebbe qualche modifica per rendere la tessera uno strumento “utile”?

Secondo me questo è un provvedimento sbagliato alla base perché si lede innanzitutto la privacy del cittadino a causa di questo microchip, inserito all’interno della tessera, di cui si parla tanto. E poi il fatto scandaloso è che se una persona, negli anni passati, ha subito una condanna, anche ingiusta, per dei reati cosiddetti “da stadio”, non possa sottoscrivere la tessera, come se ci fosse una sorta di diffida permanente. Senza dimenticare che è davvero assurdo che debba essere la Questura a dover stabilire chi possa o no ottenere la tessera, e quindi, di fatto, che siano questi organismi a stabilire quali persone possano accedere a delle strutture pubbliche. L’unica soluzione, quindi, a mio parere è quella della definitiva eliminazione di questo inutile strumento.

Ritieni che il problema della violenza negli stadi, semmai esiste veramente questo problema, visto che, a mio parere, tale situazione risulta essere particolarmente amplificata dai media, alla perenne ricerca del mostro da sbattere in prima pagina, possa essere davvero risolto con la repressione?

Il problema della violenza degli stadi non può essere risolto con la repressione semplicemente perché non è un problema. O meglio, ritengo che lo scontro leale tra diverse tifoserie, alla fin fine, possa anche starci. Il problema reale comincia ad esserci quando ad entrare in scena sono le forze dell’ordine, che, molto spesso, si rendono protagoniste di provocazioni e abusi vari nei confronti dei tifosi, scatenando poi l’ovvia reazione di quest’ultimi. Ritengo quindi che se magari ci fosse maggior libertà, andando a fermare solo e unicamente i reali colpevoli di atti che comunque devono essere condannati, senza colpire tutti indiscriminatamente, forse le cose migliorerebbero sensibilmente. E’ assurdo infatti che per colpa di pochi, debbano pagare tutti.

Un ultima domanda in merito all’argomento specifico degli Ultras: il futuro delle curve italiane secondo te?

Io purtroppo ho una visione piuttosto pessimistica, dovuta soprattutto al fatto che, a 19 anni, il sottoscritto ha praticamente perso gli anni migliori del movimento ultras in Italia. Dai racconti che ho ascoltato, la differenza tra il presente ed il passato è netta. Se poi si considerano gli ulteriori giri di vite ed i continui provvedimenti restrittivi, sono convinto che, aldilà di utopistiche, almeno per il momento, ribellioni di massa per modificare tale situazione, visto anche il quasi totale disinteresse della maggior parte dell’opinione pubblica nei confronti delle problematiche che attanagliano il mondo degli Ultras, con il passare degli anni ci sarà sempre meno gente allo stadio. Che poi, evidentemente, è quello che vogliono, visto che gli interessi maggiori, ormai, sono quelli derivati dagli introiti delle televisioni, che, in pratica, dettano legge in tutto il mondo del calcio.

Tornando alla musica: quali sono le tue ultime produzioni? Stai lavorando a qualcosa di nuovo?

Al momento sto lavorando molto sulla pubblicità dell’album “Le ali della libertà”, uscito il 15 Dicembre in free-download, realizzato con la collaborazione di molti ragazzi legati all'ambiente dell'Hip-hop a Milano, tra cui il compositore della maggior parte delle basi che ho utilizzato, VUCE, e il produttore, ICARO. Essendo questo un prodotto totalmente gratuito, sul quale io comunque ho investito molto, anche in termini economici, sto cercando di diffonderlo a livello underground, senza avere a disposizione, chiaramente, chissà quali mezzi, se non lo strumento di internet e le partecipazioni a diversi concerti o ad alcuni programmi in radio. A breve, comunque, comincerò a lavorare al nuovo album, continuando sempre a trattare temi sociali o di denuncia nei confronti della classe politica inetta ed inefficiente.

Il nome del tuo ultimo album è “Ali della libertà”: come mai questo nome?

“Le ali della libertà” è il nome di un film che racconta la storia di un ragazzo innocente condannato per omicidio che, dopo diversi anni di carcere, riesce a trovare la via della fuga. Tale titolo può essere letto da vari punti di vista e sotto varie sfaccettature, ma l’idea principale è quella voglia di liberarmi dalle catene della società, ma anche mentali, che opprimono me, così come la maggior parte delle giovani generazioni. La mia è una vera e propria ricerca della libertà sia dal punto di vista politico, tra virgolette, e, ovviamente, personale.

Hai già avuto contatti o hai già un contratto con qualche etichetta discografica?

Assolutamente no. Io sono totalmente indipendente. Anche perché, innanzitutto, non ho ancora un pubblico adatto, in termini numerici, nonostante io abbia comunque un discreto numero di persone che mi seguono, specialmente qui a Milano. Ma, soprattutto, l’essere indipendente a livello discografico ti permette, in pratica, di essere indipendente in tutto. Comporta sicuramente maggiori spese e maggiori sbattimenti. Devi faticare di più soprattutto per quanto riguarda la pubblicità dei tuoi lavori. Però allo stesso tempo ho la possibilità di dire e fare quello che voglio, quando voglio e nel modo che ritengo più opportuno.

La tua canzone o le tue canzoni alle quali sei particolarmente legato? E, ovviamente, perché?

C’è una canzone che si chiama “In cattività” che è stato sicuramente uno dei miei pezzi che ha riscosso maggior successo. Sono particolarmente legato a questo brano perché il testo tratta principalmente le due tematiche di cui abbiamo parlato prima, ovvero la repressione mentale, e quindi i problemi che può avere una persona, insieme alla repressione di questa società. Poi ovviamente “Figli della repressione” è un altro di quei pezzi a cui sono particolarmente legato, sia per il fatto che sono davvero fiero di essere stato una delle prime persone, insieme al mio amico DEA, ad aver portato la tematica degli Ultras nel Rap, e poi perché anche questa canzone ha ottenuto un ottimo successo visto che su Youtube ha raggiunto le oltre sessantacinquemila visualizzazioni. E per un artista che non ha la possibilità di essere pubblicizzato a dovere, penso sia davvero un risultato eccellente.

Accennavi prima anche di eventuali concerti. Dove vengono fatti? Partecipano anche altri gruppi? Se ti va puoi dirci anche qualche data in anteprima.

I concerti vengono fatti principalmente nei locali di Milano dove viene ascoltata principalmente questo genere di musica. In questi luoghi noi rapper abbiamo la possibilità di proporci e di farci conoscere quanto più possibile. Se poi i gestori di tali locali si accorgono che un artista ha la possibilità di attirare una discreta quantità di pubblico, lo fanno esibire senza alcun tipo di problema. Personalmente ho avuto anche la possibilità di aprire i concerti di alcune importanti star. Il 5 marzo suonerò al Toqueville, oltre ad un’ospitata in radio il 23 febbraio  sull’emittente milanese "Radio Hinterland" (frequenza 94.6).

Ti va di lasciarci i tuoi riferimenti per poterti contattare, per poter ascoltare la tua musica o per scaricarla?

Certamente. Mi potete trovare su myspace, all’indirizzo “myspace.com/ferrogiant”. Oppure sulla mia pagina facebook che è “Ferro Giant BbN”. Sono presente quotidianamente sulla mia pagina e potete contattarmi per chiedermi qualsiasi tipo di informazione, oltre a trovare i link diretti per scaricare, gratuitamente, i miei brani.

Siamo in conclusione. Vuoi aggiungere qualcosa?

Una mio particolare riflessione riguarda la convinzione che il mondo degli Ultras possa trovare in alcuni di noi, artisti Hip Hop, degli interlocutori importanti per portare avanti il messaggio e le battaglie contro la repressione indiscriminata delle curve di tutta Italia. La musica è, senza dubbio, uno strumento più diretto, rispetto a qualsiasi altro, per veicolare un certo tipo di messaggio.

Perfetto Simone. Sei stato gentilissimo e disponibilissimo. Io ti ringrazio per questa bellissima chiacchierata e spero di rincontrarti al più presto, magari per parlare di un tuo nuovo lavoro.

Grazie a te Daniele, e a tutta la redazione di Supertifo per questa intervista.

 

FERRO GIANT: IL GIGANTE CHE CON IL SUO RAP DIFENDE GLI ULTRAS E LE CURVE D’ITALIA

(Supertifo N°10 - Febbraio 2011 - pag. 78, 79, 80, 81, 82, 83, 84 e 85)