Intervista a Lorenzo Contucci, l'avvocato tifoso Stampa
Martedì 04 Febbraio 2014 10:40

Lorenzo Contucci, avvocato penalista romano e vicepresidente di MyRoma, da anni si batte per i diritti dei tifosi e approfondisce le tematiche legislative dedicate alle manifestazioni sportive con particolare attenzione al calcio. La sua competenza professionale e la sua passione per il calcio hanno trovato un punto d’unione nel suo libro “A porte chiuse”, scritto a quattro mani con Giovanni Francesio e pubblicato da Sperling & Kupfer.

 

 

Come è nata l’idea di scrivere questo libro?

L’idea è stata di Giovanni Francesio, coautore del libro. E’ rimasto in gestazione per due anni e più, ma devo dire che è poi uscito nel momento perfetto, vale a dire nel momento in cui il sistema ha reso difficoltosa la fruibilità degli stadi, cacciando i tifosi dagli stessi. E’ un work in progress, nato dalla frequentazione degli stadi.

In “A porte chiuse” descrive un sistema legislativo lacunoso e inadatto, cosa c’è da salvare e cosa da buttare tra tutte le iniziative legislative fatte finora?

Credo sia quasi tutto da buttare, o per lo meno da rifare con altri criteri. E’ stato varato un “modello italiano” che tutto è tranne che un esempio da seguire. La riprova la si ha dal confronto con le altre realtà europee. Purtroppo l’Italia legifera sull’onda emozionale di fatti di cronaca, poiché il politico prospera sul consenso popolare. Da lì è nata una continua sovrapposizione di decreti legge che rendono veramente difficoltoso il potere andare allo stadio ed eccessivamente penalizzante per i tifosi che vogliono fare colore e folklore.

Gli stadi si svuotano, ma i problemi restano. Perché le società di calcio non alzano la voce?

Le società pensano quasi esclusivamente ai ricavi televisivi, ma ora stanno capendo – almeno mi sembra – che uno stadio semivuoto è meno vendibile anche per le tv. Purtroppo l’incompetenza di chi segue il calcio solo dalla tribuna d’onore fa sì che le scelte che vengono adottate siano sempre le più demagogiche, inutili e del tutto dannose. La farsa della “discriminazione territoriale” ne è un esempio. Purtroppo nel libro non abbiamo fatto in tempo a parlarne perché se la sono inventata dopo. Del resto basta vedere una qualsiasi foto degli stadi anni ’80, in cui la violenza era al culmine e gli impianti erano tutti scoperti per accorgersi incredibilmente come gli stessi fossero sempre pieni, persino in Serie B e in Serie C. Un motivo ci sarà.

La Roma è l’unica società che si è schierata dalla parte dei tifosi ed ha cercato una soluzione alternativa alla Tessera del tifoso, riportando i suoi sostenitori in trasferta con la Card Away. Perché è un’iniziativa che non viene presa d’esempio anche da altri?

In realtà altre società hanno fatto lo stesso, da ultimo Udinese e Parma. Certo, la stalla viene chiusa quando i buoi sono scappati. Erano belli i tempi in cui le tifoserie andavano in trasferta a migliaia. Ora nel settore ospiti di Roma si vedono trasferte da 8 (otto) tifosi. E anche chi ha la away non si muove più come un tempo. Si sono stufati.

Spesso si dice che le leggi sono adeguate, ma non vengono applicate. In questo caso è un falso mito?

Assolutamente sì. Le leggi vengono applicate, soprattutto con riferimento al calcio, in modo certosino e sono severissime. Purtroppo la disinformazione della maggior parte dei commentatori fa sì che al popolo si spieghi il contrario. E’ il sistema italiano, anche informativo, che ci vede dietro molti Paesi definiti del terzo mondo.

Quali potrebbero essere le soluzioni per riportare i tifosi allo stadio, mantenendo alta la sicurezza?

Abolire la tessera del tifoso, incentivare il tifo coreografico, mantenere i prezzi a un livello equo, organizzare correttamente le trasferte. Ma queste soluzioni non verranno adottate perché abbiamo a che fare con degli incapaci.

Nell’ultimo periodo è esploso un altro problema, quello della discriminazione territoriale. Così non si rischia di spegnere la parte più bella del tifo?

Trattasi di una buffonata che non esiste in nessuna parte del mondo calcistico. L’Italia si basa sul campanilismo e certi cori, anche assai beceri, sono senz’altro criticabili, ma rientrano nel concetto di stadio popolare. Anche in Inghilterra gli inglesi del Nord sfottono in modo triviale quelli del Sud e viceversa, ma nessuno si scandalizza. Semplicemente non ne parlano.

Come vede il futuro per il calcio e i tifosi in Italia?

Nero

Di Fabiola Rieti

[Fonte: Sport Story]