Lecce: rabbia ultrà non sia capro espiatorio Stampa
Martedì 18 Giugno 2013 17:29

Pubblichiamo questo articolo apparso ieri su www.pianetalecce.it , in merito ai fatti di domenica pomeriggio allo stadio Via Del Mare, in quanto ci sembra un'ottima riflessione su un episodio che sarebbe troppo facile e riduttivo circoscrivere alla sola violenza.

 

 

Ora va a finire che la Serie C e’ colpa degli ultras. In un ambiente per eccellenza dominato da dame di corte, “professionisti” (…?) prostrati e sempre proni ai piedi del potente di turno il finale di ieri è stata una salvezza.

La rabbia degli ultras era proprio il dopo-partita che serviva, per nascondere tutto sotto il tappeto, un’altra volta, per coccolarsi il padrone del vapore, per pregarlo di non andar via, per convincerlo a fare chissà quali investimenti. Servivano le botte, per cambiare argomento e scagliarsi contro i tifosi. La serie C è colpa loro! Benedetta la violenza, hanno pensato fregandosi le mani, così non si parla di una prestazione ridicola, di una squadra in balia degli eventi, di una stagione all’insegna della gestione dentro e fuori il campo da sagra paesana, da Pro Loco, con risse negli spogliatoi, giocatori nei locali sino alle 4 del mattino, in condizioni pietose, sempre tra le calde e accoglienti braccia di giovani leccesi pronte a dimostrare l’accoglienza di questa terra (se sono favole qualcuno smentisca).
No problem: sarà tutto fiato, inchiostro e lingue felpate sprecate; non serviva neanche la violenza di ieri. È tutto fatto. Tutto deciso.
I campionati professionistici si avviano alla grande riforma, che tra due anni vedrà ai nastri di partenza un’unica Lega Pro a girone unico (senza la 2° Divisione), composta da 60 squadre. L’anno prossimo non si retrocede, dunque, per comporre quello che sarà il mega-campionato 2014-2015, con la Lega Pro unica a girone A, B e C; per questo l’anno prossimo, di transizione che più di transizione non si può, ci sarà tempo e modo di provare altri esperimenti, lanciare giovani, condurre al risparmio. Galleggiare all’inferno, insomma. È forse la dimensione di una società senza grandi mezzi finanziari, che la Lega Pro senza retrocedere la può fare eccome, è una bellissima pacchia. Corsi e ricorsi della storia, quando il Lecce (eterno secondo) impiegava anni e anni per lasciare una terza serie durissima, tra battaglie a Sorrento, Benevento o Marsala. Erano i polverosi anni 70…

Quelle piazze torneranno presto nel calendario delle trasferte giallorosse, al ribasso, con l’aggravante di un progressivo appiattimento e depauperamento del calcio che conta che ha visto sparire realtà importanti e avanzare paesini e quartieri siciliani, campani e calabresi, dove il Lecce sarà di casa tra due anni, se non vincesse il prossimo campionato…
Già, ma il prossimo campionato non si retrocede, non ci sono rischi, e in più c’è la Salernitana di Lotito decisa a spazzare via tutti, la solita Nocerina, il Perugia, il Pisa e il Benevento. Insomma, rimpiangeremo Salò e le scampagnate nella tranquilla pianura padano-veneta, accolti da gente cordiale e convinta di ospitare il Real Madrid della serie C.

Ma non sarà un problema dei servi, delle dame di corte e delle lingue felpate: loro ci andranno comodi, a Nizza, Milazzo, sull’Aspromonte o nel “tranquillissimo” entroterra campano. I soliti pazzi a seguirli (tra l’altro pagando il biglietto o rischiando le botte) saranno quelli della violenza, quelli delle bombe carta, quelli delle fiamme alle camionette. Etichettati per sempre come scarti della società. Facile, fare i moralisti così, da strapazzo, senza analizzare il fenomeno sociale e ciò che si porta dietro il tifo e una curva. Sparare a zero è facilissimo, quando può servire a cancellare o nascondere il marcio di una stagione esasperante, da risate. Ridicola.
Più difficile prendersela coi potenti, coi padroni del vapore; non sia mai che si perda qualche beneficio, qualche gadget per i bambini, qualche biglietto per le figlie. Del resto è spesso gente che vive di poco.

 

[FONTE: Pianeta Lecce]

 

LECCE - Albinoleffe 2006/07