Raciti, pian piano la verità viene fuori... Stampa
Martedì 20 Dicembre 2011 19:23

“La morte di Raciti fu causata da un collega. L’evento giudiziario è scandaloso”, sono le dichiarazioni di Giuseppe Lipari, avvocato difensore di Antonino Speziale, il ragazzo condannato per la morte dell’Ispettore il 2 febbraio 2007 durante Catania – Palermo, raggiunto dai microfoni di Radio Manà Manà Sport durante la trasmissione ‘Buongiorno Calcio’.

 

 

“Il 3 e il 5 febbraio 2007 Lazzaro, l’autista del mezzo della Polizia, rivelò che facendo marcia indietro sentì una botta e girandosi si accorse di aver colpito Raciti. Questa è la dichiarazione che dimostra l’omicidio colposo. Nelle versioni successive durante il dibattimento, negò quanto detto affermando che si trovava a decine di metri dall’Ispettore”.

Lipari parla poi della sentenza di condanna del suo assistito: “La Corte Suprema di Cassazione, per lacune indiziarie insormontabili, bocciò il provvedimento di custodia cautelare nei confronti di Speziale annullandolo definitivamente data la mancanza di testimoni ed immagini. Ciò nonostante dopo il processo il ragazzo fu condannato per omicidio preterintenzionale. Un altro carabiniere, ascoltato l’ultima volta un mese e mezzo fa, disse di aver visto il lamierino lanciato, non un lavello, volare e cadere per terra davanti ad una porta di ingresso dello stadio durante i tafferugli senza colpire mortalmente nessuno. Altri poliziotti del drappello di Raciti asserirono che non persero mai di vista il loro Capo perciò la versione fornita in seguito è frutto della fantasia di qualcuno creata ad arte. Non è la prima volta in Italia”.

L’avvocato si sofferma sulla nuova data del processo: “Aspettiamo il 21 dicembre la Corte d’Appello di Catania per far trionfare la verità. Credo nell’autonomia e nell’indipendenza della Magistratura. Per l’accusa di Resistenza a Pubblico Ufficiale, Speziale lo abbiamo assistito mentre nel processo per omicidio noi lo difendiamo”.

Infine un pensiero per Raciti: “Rimane un eroe morto per causa di servizio, ma condannare un capro espiatorio non è giusto”, conclude Lipari.

FONTE: Le Nova E