Scontri Atalanta-Torino, assolti. Dopo 10 anni Stampa
Mercoledì 16 Marzo 2016 12:23

Riportiamo questo articolo dal sito “bergamo.corriere.it” sulle assoluzioni di alcuni tifosi atalantini dopo Atalanta-Torino del 2006 dopo chi gli assolti hanno passato questi 10 anni tra diffide con obbligo di firma e sono stati esposti a gogna giudiziaria e mediatica. Come sempre per gli ultras vale il detto “prima condannati, dopo processati”. Oltre la rivalità, libertà per gli ultras!

 

 

 

Il giudice è lo stesso che aveva tenuto in carcere cinque dei sei ultrà arrestati nel novembre 2015 per gli scontri di Atalanta-Roma. Uno che dunque non usa la mano leggera con i violenti del tifo. Stavolta il gup Ciro Iacomino ha assolto, per non aver commesso il fatto, dieci ultrà (difesi da Federico Riva e Giovanni Adami) imputati di resistenza a pubblico ufficiale e lancio di oggetti atti ad offendere, durante i disordini di Atalanta-Torino nel piazzale della Curva Sud. Era novembre, ma del 2006. Dieci anni fa, tanto che le immagini delle telecamere alla base delle accuse erano registrate su videocassette e il gup ha chiesto venissero riversate su dvd. Ora il giudice ha deciso. Ha assolto Jean-Luc Baroni di Villa d’Almè; Gianfranco Civera di Bergamo; Giovanni Codognola di Almenno San Bartolomeo; Marco Feni, nato a Sarnico e residente nel Cremasco; Eros Mastrodomenico di Bergamo; David Barbetta di Scanzorosciate, Stefano Gipponi di Dalmine, Claudio Locatelli (aveva un Daspo) di Almenno San Bartolomeo, Mattia Ravanelli di Gorle e Michele Sauli di Stezzano. Per il lancio di oggetti lo stesso pm (titolare Giancarlo Mancusi, in aula Lucia Trigilio) ha chiesto il non luogo a procedere per prescrizione, mentre per la resistenza aggravata — si prescrive in 15 anni — ha chiesto condanne per quattro imputati, da 2 anni e 2 mesi a 2 anni e 10 mesi.

Il fascicolo, chiuso nel 2008, tra qualche problema di notifiche e pile di carte giudiziarie, era stato riesumato e mandato al gup nell’aprile dello scorso anno. Ma guardare i filmati sulle due videocassette significava rispolverare un videoregistratore in qualche soffitta. Così le riprese sono state riversate su sei dvd e a gennaio sul tavolo del gup è arrivata un’integrazione dell’informativa con le foto segnaletiche da confrontare con le immagini. Solo che nemmeno i dvd sono bastati a sostenere l’accusa. Due, si possono intuire, i motivi principali. L’identificazione. In alcune immagini, complici i fumogeni, il giudice dell’udienza preliminare non ha trovato corrispondenza certa tra fotogrammi e foto. In una, per esempio, un tifoso ha una cinghia in mano: viene identificato dalla polizia ma è rimasto senza nome per il giudice. Anche dove le persone sono riconoscibili, non commettono in modo esplicito ciò di cui sono accusate. Come Civera che sembra sbraitare. Un’immagine ritenuta coerente con il suo racconto: «Mi ero arrabbiato per un fumogeno».

[FONTE: Bergamo Corriere]